ULISSE SARTINI
EVENTI

INTRODUZIONE ALLA MOSTRA

Cosa ci si aspetta da una mostra che ha questo titolo?
Cosa vuol dire Omaggio a Leonardo? Questa domanda nasce spontanea in chi, condotto dall'interesse per la pittura e, nello specifico per la pittura di Ulisse Sartini, si prepara a visitare la mostra.
Ci si deve aspettare una riproposizione delle opere del grande maestro del Rinascimento, o piuttosto qualcosa che, prendendo spunto da esse, si sviluppa in chiave moderna e personale?
Troveremo una Ginevra de' Benci e una Monna Lisa?
Se si, che volto avranno? Sarà lo stesso delle due dame del XV e del XVI secolo?
E soprattutto le pennellate, le velature, lo sfumato che addolcisce i contorni delle figure fondendole delicatamente nell'atmosfera, l'abilità stilistica ed artistica di Leonardo da Vinci verranno riproposte, ed in quale maniera?

Già conosciuto per la "strepitosa capacità tecnica" e per la sua abilità stilistica, Ulisse Sartini realizza una collezione di opere in omaggio a Leonardo. D'altro canto egli stesso afferma che i suoi veri maestri sono stati i pittori del Rinascimento e da essi ha assimilato i segreti della tecnica, il mistero della pittura e soprattutto l' utilizzazione esclusiva dei tre colori primari da cui ottiene la più vasta gamma cromatica, la trasparenza delle velature, le atmosfere di grande eleganza. Sartini sostiene che la tecnica non è tutto ma il pilastro su cui poggia la capacità espressiva dell'artista, il suo pensiero, il suo stile; essa non è fine a se stessa ma il punto di forza da superare per esprimersi liberamente.
Ulisse Sartini è un artista di grande temperamento, "indipendente, libero e creativo" che, ispirandosi ad alcune opere di Leonardo, rielaborandole, reinterpretandole in modo assolutamente personale con "uno stile ormai inconfondibile" ha creato opere di assoluta potenza espressiva.
E così l'Annunciazione di Leonardo è stata reinterpretata più e più volte, ora attraverso la rievocazione delle figure originali inserite in una nuova atmosfera personale e moderna, ora rivisitata con nuovi modelli accompagnati da precisi simboli e riferimenti leonardeschi ed infine ripresa simbolicamente attraverso l'esaltazione di particolari per la realizzazione di opere originali, uniche nella storia della pittura.
Questa nuova produzione, dopo l'ultimo prestigioso successo della monumentale L'Ultima Cena, punta con decisione verso un orizzonte più complesso in cui le precedenti esperienze vengono messe a frutto con nuova vastità di respiro.

Il maestro in questa mostra ci offre dei volti contemporanei con espliciti riferimenti alle opere di Leonardo. Ne è esempio l'Omaggio a Ginevra de' Benci che, pur ritraendo il volto di una donna di oggi, Madelyn, è fortemente caratterizzato dal gesto e dalle mani assolutamente leonardesche, quelle che definivano il ritratto originario. Esso, come è noto, fu successivamente tagliato probabilmente perché le mani avevano subito un danno. Secondo alcune testimonianze dell'epoca esse avevano una posa emblematica, simile a quella della Dama del mazzolino del Verrocchio.

Per l'Omaggio alla Gioconda l'artista ha scelto di descrivere l'infantile candore di una bimba, Loredana, e lo fa con tutta la sapienza espressiva del ritrattista che sa cogliere gli "innocenti moti dell'animo". Essa viene immersa in un'atmosfera che ripropone la prospettiva leonardesca "de' perdimenti", personalizzata magistralmente dal suo embriocosmo e caratterizzata da uno sfumato raffinatissimo che è parte costitutiva della sua tecnica pittorica. In altre opere Sartini reincarna alcuni volti di Leonardo inserendoli nel suo embriocosmo in modo evocativo, come in Leonardo, in cui gli embriocosmo sembrano ricordare i disegni del genio del Rinascimento ed i colori della tela riecheggiano i colori delle sanguigne o delle tecniche miste realizzate dal grande maestro. La rielaborazione dell'Annunciazione avviene con due dittici. L'uno ripropone le figure originali della tavola del XV secolo in cui i volti bellissimi, i panneggi, i colori, l'atmosfera sono tanto fedeli nella descrizione e nella finezza pittorica da lasciare attoniti. Eppure queste rappresentazioni sono moderne e la modernità è data dal contesto non più paesaggistico ma realizzato nella trascendenza dell'embriocosmo. E che dire della Vergine se non dello stupore che genera? Sembrerebbe creata dal pennello di Leonardo se non fosse per quel magistrale, altro, uso della luce e delle ombre che caratterizzano l'opera per intensità e forza. E poi il colore che descrive perfettamente, anche nel movimento avvolgente dell'embriocosmo, l'atmosfera vinciana.
Il secondo dittico, al contrario, presenta volti contemporanei trasfigurati di eternità, modelli nuovi proposti negli stessi gesti descritti da Leonardo, avvolti da panneggi che sembrano quelli originali ma contestualizzati in un embriocosmo che, nel dipinto dell'angelo annunciatore, si frantuma per ricomporsi nel candore del giglio, rappresentazione simbolica della purezza di Maria. Infine Sartini mette a fuoco un particolare dell'Annunciazione e della Adorazione dei Magi ed uno studio scientifico, più precisamente un disegno di Leonardo; li fa propri, li interiorizza, li rielabora andando oltre ciò che percepiscono i sensi, ne interpreta il mistero nascosto, infine una intuizione... Nasce il trittico L'unione del cielo con la terra composto da : Il si di Maria, ... e il Verbo si fece carne, ...e venne ad abitare in mezzo a noi.
Moderno, proiettato nel futuro pur rimanendo ancorato al passato, criptico ed allo stesso tempo capace di aprirsi a significati profondi, il trittico è potentemente simbolico, sintesi di straordinaria personalità artistica. La prima opera concentra l'attenzione nel gesto delle mani dell'arcangelo Gabriele ed in quelle di Maria: è l'inizio della storia di Gesù. Una scena in cui Cielo e Terra si incontrano. Una scena sottesa, avvolta nell'Infinito, nel Mistero di Dio. La seconda tela è...e il Verbo si fece carne. Non è semplice comprendere il significato profondo e trascendente di questo capolavoro il cui simbolismo può essere penetrato solo quando si conoscono i significati che Sartini attribuisce al suo embriocosmo. La tela lascia spazio al Divino e all'Umano. La Luce è stata accolta dal si di Maria che concepisce ad opera dello Spirito Santo e il Verbo si fece carne. Gesù, ancora nella sua condizione fetale, fluttua tra Cielo a Terra, Divino ed Umano allo stesso tempo. Nella terza opera ancora il Divino e L'Umano. La Luce, ha trasparenze iridescenti, sfumature delicate, rappresentazione della infinita ed imperscrutabile azione di Dio. Cielo e Terra si fondono in perfetta armonia, sfumano l'uno nell'altro per confluire nel rosso, prefigurazione del sacrificio dell'Agnello. Divinità e Umanità in un abbraccio circolare senza inizio né fine: Alfa e Omega, Dio Incarnato, Figlio dell'Uomo.
E' un vero impatto quello che nasce dalla visione del trittico; è un impatto rassicurante ed inquietante allo stesso tempo. Concepita con una precisa intenzione, la seconda opera del trittico si apre ad un pensiero altro, tristemente attuale, cancro del nostro tempo. Prescindendo dal titolo, possiamo pensare che il maestro abbia voluto affidare alle mani di Maria tutti i bimbi non nati che, non amati da chi li ha generati, sono e rimangono avvolti dall'Amore di Dio. Quei bimbi, concepiti e dunque incarnati ma anche rifiutati dalle loro mamme, non riescono a fiorire alla vita, a discendere nell'umano e fluttuano nel Divino, amorosamente cullati fra le braccia di Maria. Il trittico potrebbe allora intitolarsi Mistero della vita: la prima opera dedicata al dono del concepimento che Dio offre alla donna; la seconda al bimbo ancora feto che, piccolo e fragile, si offre inerme al suo destino; la terza al compimento del dono della vita. Ma c'è un'opera, cuore pulsante della mostra, che racchiude in sé l'universo Sartini ed è quella in cui l'artista si racconta. Il riferimento al musico è un pretesto, è soltanto un'occasione per comporre note musicali profonde e vibranti, per donarci una poetica per la prima volta introspettiva e drammatica, per descrivere il suo personale embriocosmo, vorticoso, carico di incognite, di oscurità ma anche della Luce. Si, ...il basco, la sciarpa, il cartiglio sono un chiaro rimando al Ritratto di musico; il resto è...altro! Ma cos'è ...il resto? Il resto è ciò che l'artista vuole narrarci attraverso la sua sapienza stilistica, attraverso quel gioco di luci e di ombre, di chiaroscuri insinuanti. Essi conferiscono all'Autoritratto un carattere fortemente drammatico tale che esso può essere annoverato tra le opere più felici per la prodigiosa intensità pittorica e formale. E' la prima volta in cui Sartini ritrae Ulisse, l'uomo con i suoi pensieri e il suo travaglio interiore, e descrive il viaggio introspettivo nel sé più profondo segnando un momento fondamentale della sua produzione ritrattistica. Nei tanti autoritratti, realizzati nel corso della sua lunga attività artistica, si è sempre raccontato nel suo ruolo, spesso con i pennelli in mano. Si è descritto ora con lo sguardo rivolto al futuro e il passato alle spalle, ora proteso verso la sua arte avvolto da un mantello. Soltanto una volta, nell'Autoritratto enigma San Sebastiano ha descritto i propri sentimenti, ma in modo enigmatico e assolutamente simbolico. Adesso, nella piena maturità, artistica e di vita, si abbandona ai propri sentimenti in modo manifesto, ne sente il peso, ha bisogno di condividerli, ... forse per metabolizzarli. Lui è lì, così come il musico, con quel cartiglio in mano preludio del lavoro che sta preparando, ma è lontano con la mente e con il cuore. I suoi pensieri sono avulsi dal qui ed ora, il suo sguardo è rivolto alla...Eternità.

Di fronte a queste tele ritornano spontanee alla mente alcune frasi scritte da San Giovanni Paolo II nella Lettera agli artisti (1999):

E quando "quel soffio con cui lo Spirito Creatore pervadeva sin dall'inizio l'opera della creazione", "si incontra con il genio dell'uomo", ecco nascere l'opera d'arte, vero "momento di grazia perchè l'essere umano ha la possibilità di fare una qualche esperienza
dell'Assoluto che lo trascende".

Osservando le opere del maestro in una visione d'insieme, sia che si tratti di un'opera giovanile che della maturità, che sia un ritratto o un embriocosmo, Sartini artista racconta se stesso, l'uomo "in cerca della verità e del senso della propria vita, racconta la percezione di una fame e di una sete interiore che nulla riesce ad estinguere, la consapevolezza del limite connaturale alla specie umana, l'ansia di raggiungere una meta che Qualcuno continuamente sposta in avanti e vela di mistero...", racconta la sua continua, costante, forse ossessiva ricerca del Trascendente.

Tocca adesso al visitatore della mostra, alla luce di quanto accennato, scoprire tutta la bellezza delle sue opere, il suo mondo, la sua pittura "sospirata", la sua poesia, il suo... OMAGGIO A LEONARDO.

Rossella Schinelli Vaccaro

Sabato 15 dicembre 2018 alle ore 17,30
Inaugurazione della mostra


Ulisse Sartini

La Virtù della bellezza

Omaggio a Leonardo

a cura di Giovanni Gazzaneo

Basilica di Santa Maria delle Grazie
Sagrestia del Bramante

Via Caradosso 1 - Milano

La mostra sarà preceduta dalla presentazione delle opere nella
Sala San Domenico - ingresso via Giuseppe Antonio Sassi,3

15 dicembre 2018 - 13 gennaio 2019
Orari: lunedì-domenica 10.00-12.00/15.00-19.00
Chiuso il 25 dicembre e l’1 gennaio
INGRESSO LIBERO


Invito all'inaugurazione